Sopravvivere a una perdita.

Mi hanno spesso detto di non raccontare tutti gli affari miei su internet, che certe cose devono rimanere private, che poi la gente pensa che lo fai per farti compatire, come se la vita fosse tutta una specie di concorso di Miss Italia in cui ci si presenta all’Italia col proprio bagaglio di lacrime e di pensieri sulla pace nel mondo solo per ricevere i cuoricini sulla bacheca di facebook e le stelline su Twitter.

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The Bling Ring – ARIDATECE MARIA ANTONIETTA

Ho visto The Bling Ring e l’ho visto in streaming perché ovviamente volevo vederlo in lingua originale (cosa che in effetti faccio con tutti i film, anche quelli che vado a vedere al cinema doppiati, perché si è vero che il grande schermo è un’altra cosa rispetto al mio NetBook da dieci pollici, poi dici che non vedi a un palmo dal tuo naso, e te credo, ma io di sentire Christoph Waltz in Django Unchained con la voce del Dottor Shepherd di Grey’s Anatomy o tutte le protagonisti femminili di qualunque film e telefilm e pubblicità parlare come Lorelai Gilmore non ce la faccio proprio più).

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Gli approcci sbagliati.

Come avrete ormai sicuramente capito, tutte le mie relazioni con gli uomini, oltre ad essere state davvero poche, sono state tutte disastrose.
Nonostante questo, mi piace mettermi questo costume da Carrie Bradshaw che ne sa una più di Samantha Jones, anche se in realtà sono finta come Summer vestita da Wonder Woman per conquistare Seth.

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Che cazzo vi guardate e che cazzo vi ridete.

Allora praticamente succede che io arrivo sempre in ritardo, sempre, la maggior parte delle volte non per colpa mia ma per colpa dei mezzi pubblici ma in realtà anche quando guido la macchina mi capita di far aspettare le persone.
Non scherzate, è una malattia, se ancora non avere trovato una cura la colpa non può essere la mia.

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Non sei tu, sono io.

Se fosse stato il primo a dire questa frase, l’avrei digerito.
Non mi sarei seduta sul letto a fissare il soffitto e a pensare a cosa ho fatto di sbagliato per meritare questo trattamento.
Se fosse stato il secondo, l’avrei sopportato.
Avrei pensato che magari c’è davvero qualcosa che non va, avrei fatto autocritica, avrei mangiato due vasetti di Nutella, e forse ci avrei anche pucciato dentro almeno sei kinder maxi, e sarei uscita con un paio di tacchi 15 a cercare qualcuno da trattare male tanto quanto lui ha trattato male me.
Ma al terzo, quarto, quinto, io mi ritrovo a dovervi dire che non ce la faccio proprio più.

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Ti direi.

Che non ce lo insegna nessuno a stare al mondo, ormai, mi sembra piuttosto chiaro.
Non ci insegnano come si vive, figuriamoci come si ama, o come si fa a convincere una persona a voler stare con te.
Non ci insegnano ad arrendersi quando non c’è nemmeno più niente da dirsi, quando ci si risponde solo a monosillabi, quando anche un “ciao” sembra essere uno sforzo troppo grande.

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