Non sparate sulla cameriera.

-“Hai un blog?”
– “Veramente ne ho due”
-“ah quindi sei una blogger”
-“no, una cameriera”
Questa conversazione è avvenuta davvero, e neanche troppo tempo fa.
Ciao, mi chiamo Denai, ho 24 anni e l’ultimo lavoro che ho fatto per pagarmi da vivere è stato fare la cameriera.


È inutile dirvi che sogno un futuro diverso, coltivo delle passioni da anni e vorrei che si trasformassero in un lavoro vero, in una fonte di sostentamento, ma fino a che non funziona non sono proprio il tipo che se ne sta a casa perché crede di essere troppo figa per fare i cappuccini.
Ed è l’unica cosa della quale mi vanto nella vita.
È un momento storico in cui internet ha creato un miliardo di nuove professioni e, anche se mi fa un po’ specie chiamare professione fare lo youtuber, per quanto mi riguarda qualunque cosa porti a un guadagno è una professione a tutti gli effetti.
Io ancora non ho svoltato, ci ho provato un sacco di volte e in un sacco di campi ma niente, e quando ti mantieni da sola il tempo di stare li a creare format televisivi nella tua testa non ce l’hai.
Non lo so perché Real Time non ha ancora deciso di filmare la mia disastrata vita e di farne un reality show, quelli sono problemi loro e se non hanno ancora capito che hanno di fronte una gallina dalle uova d’oro a me, sinceramente, cazzomene.
(Spoiler alert: se fa pe ride, tutto. Tutto quello che leggete è sempre condito da una potente dose di sarcasmo. Come fosse l’olio nelle vostre insalate. Che qua, non ci resta che ridere).

Io non mi sento più scema di chi ha un lavoro migliore del mio.
Certo, indubbiamente una persona che ha una laurea o addirittura più di una ha una cultura più profonda rispetto a me, parla più lingue, forse merita il lavoro che vorrei più di quanto lo meriti io, di certo non posso competere con un astrofisico, nel suo campo, o con un biologo.
Ma non credo di contare meno, penso solo di avere carte da giocare differenti dalle loro.

Ogni volta che, parlando con i miei colleghi, esce fuori il discorso della radio, del fatto che ho intervistato così tanta gente da aver perso il conto, di quando Ivano Fossati mi ha fatto i complimenti, quelli strabuzzano gli occhi e mi chiedono “e allora cosa ci fai qua?”.
Ogni volta mi si gonfia un po’ l’ego, ed è strano perché è sempre spompato come un materassino da mare in cantina il 3 Dicembre. Ma che ci faccio io con l’ego, al padrone di casa che gli dico, che lo pago in autostima?
Mi guardate dalla testa ai piedi perché fate i social media manager di questa ceppa di minchia e avete un blog su repubblica?
La social media manager la faccio pure io, forse da prima di voi.
Tutto quello che ho fatto di bello nella vita non mi ha mai dato modo di pagarmi l’affitto, tutte le soddisfazioni che mi sono tolta non erano abbastanza nemmeno per comprarsi un panetto di tofu.
La cosa che mi infastidisce di più delle persone che devo servire ai tavoli è che loro, ovviamente, tutto questo non lo sanno mica.
Loro non vedono dietro il grembiule che porti in vita.
Non sto dicendo che il mio sia il mestiere più figo del mondo, e ci saranno cameriere che non hanno alcuna storia da raccontare e che davvero, oltre al grembiule non c’è di più.
A me, però, il mio lavoro piace, perché nonostante tutto posso stare a contatto con le persone, posso capire tante cose da quello che ordinano, e sfamo così la mia curiosità di donna che vuole sempre sapere tutto delle persone che si trova davanti, motivo per il quale, quando posso, intervisto.
La maggior parte delle volte mi sembra di capirne di più di una che ha una laurea in sociologia, non sottovalutate mai la potenza del rapporto umano, anche se dura un minuto e si limita al “mi fai un caffè macchiato?”.
Nel mio piccolo, quello che faccio mi porta a crescere, mi insegna un sacco di cose interessanti.
Per il resto si, forse sono io che non mi vendo bene, forse non sono così interessante, io non penso mai di esserlo perché, come dico sempre, fino a che l’autostima non si decideranno a venderla all’esselunga, non saprò nemmeno come si scrive senza googlarla.
Non mi hanno offerto di scrivere su Grazia e non mi ha chiamata radio Deejay.
Ho mandato un quintale di curricula ovunque, e nessuno mi ha mai nemmeno risposto.
E quindi, faccio la cameriera.
Non pensate mai che sia un lavoro più semplice del vostro, ogni lavoro ha le sue difficoltà. E io sono sicura che molti di voi non durerebbero nemmeno dieci minuti se dovessero avere a che fare tutti i santi giorni con tutti i rompicoglioni che si trovano in un ristorante.
Davanti al cibo diventiamo tutti più esigenti. Pensateci. Pensate alle richieste assurde che fate al ristorante o al bancone del bar, pensate a cosa fareste se foste al posto nostro.

C’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, dice sempre mia nonna, e questa è solo una delle mille sfumature della vita di una cameriera.
Io tengo sempre il sorriso sulla faccia, cerco sempre fare una battuta con il cliente, chiunque esso sia, e anzi più questo si rivela uno stronzo e più io ce la metto tutta per fare la simpatica, e quasi sempre godo.
Vi vorrei solo ricordare che io sto lavorando, mi sto guadagnando da vivere esattamente come voi fate nei vostri uffici.
Ma soprattutto sono qui per portarvi a compiere una profonda riflessione: in quel momento io ho il potere.
Voi siete, tutti, solo dei clienti con la puzza sotto al naso, ma anche se avessi davanti a me Gesù Cristo o Barack Obama, io in quel momento sarei superiore.
Se mi fate incazzare io posso sputare nel vostro piatto o nel vostro bicchiere, e voi non ve ne accorgereste mai.
Posso mettere le dita sporche nelle vostre pietanze, leccare le vostre posate, lavarmi i capelli nel vostro piatto di zuppa.
Non credo che le cameriere facciano tutto questo, io non l’ho mai fatto, ma vi giuro che più di una volta avrei voluto.
Le vostre facce che ci guardano come se fossimo delle poveracce che nella vita non possono aspirare a fare nient’altro ci deprimono ancora di più di quanto non lo siamo già.
Il vostro trattarci come servette ci porta a pensare di essere davvero l’ultima ruota del carro, scacciare via questo pensiero dalla testa non è sempre semplice.
Se non dovessi riuscire a fare quello che davvero vorrei fare nella vita, continuerò a fare la cameriera e a farvi fare quattro risate mentre aspettate la pizza.
Io non me ne vergogno, mai, vergognatevi voi di non capire un cazzo della vita.
Non sparate sulla cameriera, perché la cameriera, in quel momento, ha il potere di sparare su di voi.

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