Non è un Paese per tutti.

Oggi vi voglio raccontare una storia. La storia di un uomo estremamente coraggioso, che non si è mai fatto spaventare da niente, ma che, molte volte, si è dovuto arrendere di fronte all’ignoranza. Come molti altri nella sua stessa condizione.


Mi sono incazzata così tante volte nei due anni della sua malattia che, quando tutto è finito, ho cercato velocemente di dimenticare, ma ci sono cose che restano, e non parlo delle cicatrici. Quelle non te le toglierai mai e poi mai. Parlo di quello che resta nonostante qualcuno non ci sia più, quello che non finisce mai.

Sono al mare in un bel posto che si chiama San Felice Circeo. Un posto che ha addirittura una fighissima pista ciclabile, cose che ti fanno emozionare se pensi che dove vivi non ci sono nemmeno i marciapiedi, nonostante sia la Capitale e non un paesino dell’entroterra della Basilicata.
Mentre camminavo verso il mare, ho visto passare uno splendido splendente bus blu della Cotral, di quelli che li guardi e pensi “che figo, sarà stato creato nel 1917 e ancora ha la forza di girare” e invece no, nonostante quell’aria vintage sono tutti, ed è questo il brutto, che non si possono proprio in alcun modo giustificare.
Vedo passare questi bus tutti i giorni, e a volte, purtroppo, mi capita anche di doverci salire.
È evidente che stare al mare non mi piace, e quindi, invece di fotografarmi i piedi nell’acqua, mi sono messa a pensare: e se io non avessi le gambe funzionanti?
Come potrei salire su quel bus se dovessi avere sempre l’ausilio di un bastone o, peggio, se fossi sulla sedia a rotelle?

Ho avuto un padre, fino allo scorso anno.
Forse avete letto che era una persona meravigliosa, una di quelle che dovrebbero essere immortali, e che invece se ne vanno troppo presto.
Perché “sono sempre i migliori che se ne vanno” sarà pure solo un proverbio, ma quanto cazzo è vero.
Nell’ultimo periodo della sua vita, purtroppo, mio padre si è ritrovato a dover combattere contro quelle che chiamiamo “barriere architettoniche” ma che a me piace chiamare la merda, quegli ostacoli che per noi persone fortunate non esistono, ma per chi ha qualche problema motorio sono un Everest impossibile da scalare.

Ci sono giorni in cui vorrei trovare quello che ha progettato, tanto per fare un esempio, la stazione Tiburtina, legargli le gambe e dirgli “adesso, brutto stronzo, prova ad arrivare al binario 2est”.
La stazione Tiburtina è nuova di zecca, ancora non è del tutto completa, eppure già ci sono così tanti errori che, in confronto, una qualunque stazione del Molise costruita nel dopoguerra sembra all’avanguardia.
Rampe di scale, scale mobili non funzionanti, percorsi lunghissimi per raggiungere i binari o la metro.

Ricordo perfettamente il giorno in cui, lo scorso anno, sono tornata a Roma da Milano e avevo con me quattro valigie.
Non affronterò il problema del salire/scendere dal treno con dei bagagli perché voglio dedicare a quello schifo chiamato Trenitalia un post intero pieno di bestemmie, odio e imprecazioni.
Mio padre, che anche se non poteva più guidare se ne fregava perché io ero più importante di tutto, anche della sua stessa vita, mi era venuto a predere alla stazione.
Mentre stavo entrando col treno nella nuovissima bellissima fighissima stazione, mi chiama e mi dice: “Denise, scusa, ma devo aspettarti in macchina, non riesco a salire le scale del binario”.
Scale?
Scale, una rampa lunga di scale, e nessun altro modo di arrivare a destinazione.
Arrivata in macchina ho visto la rabbia di chi si sente tagliato fuori, di chi si ritrova a non poter nemmeno fare dei gesti normali. La rabbia di chi, fino a quel momento, non si era nemmeno reso conto di quanto siamo arretrati, perché le gambe andavano che era una meraviglia e ci faceva persino le maratone. Ma ci sono mali che non ci guardano in faccia, che non si preoccupano del fatto che la vita ricomincia da zero.

Anno 2013, soldi su soldi utilizzati, errori gravissimi come fossimo indietro di un secolo.

Ricordo anche quel giorno in cui gli hanno rubato il posto riservato ai disabili a Tivoli e io ho picchiato una stupida bionda al volante di una Smart che occupava quel posto senza curarsi minimamente del fatto che se quel posto è lì è perché, chi ne ha diritto, non può parcheggiare a un chilometro dal centro storico, perché un chilometro a piedi non può permettersi di percorrerlo.

È un periodo in cui tutti vogliamo risolvere i problemi del mondo, in cui facciamo più elezioni che scopate, in cui siamo tutti pronti a buttarci in nuove battaglie e avventure in nome di una speranza.
Ci riempiamo la bocca di belle parole per fare i supereroi e per salvare il mondo, eppure se un marciapiede non finisce con uno scivolo ma con un gradino non ci interessa affatto.
La società di oggi si porta sulle spalle dei crucci orribili e gravi che è giusto voler eliminare, ma a me tutto questo sembra così assurdo che mi chiedo dove vogliamo andare se non ci curiamo di cose che dovrebbero essere normali.
Se non vi ci trovate, in queste situazioni, non ci fate caso. Per questo ve lo racconto io. Perché non tutti hanno una persona in grado di essere il proprio bastone umano, di sorreggerlo quando serve, di creare degli scivoli con i cartoni fuori al supermercato, di prendersi sulle spalle 80 kg di uomo come fossero 10.
Chissà se, un giorno, potrò smetterla di incazzarmi con l’autista dell’atac perché la pedana mobile del bus non funziona, se potrò evitare di dover andare a cercare uno stronzo che mi aiuti a far salire le scale a mio padre perché l’ascensore è rotto da mesi, se troverò delle scale mobili funzionanti, se la gente la smetterà di occupare posti auto che non sono riservati a loro, se salire su un treno sarà un gesto che tutti possono compiere senza problemi, se tutti i negozi avranno uno scivolo all’ingresso e non un gradino.
E niente, in finale, la mia domanda è una e semplice, e forse a voi sembrerà anche scema, ma io mi domando sempre: siamo sicuri di essere pronti e soprattutto di riuscire ad affrontare le problematiche serie che attanagliano il nostro Paese se non riusciamo nemmeno a superare tutto questo?

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s