Le parole sono importanti, ma se le usate bene.

Ogni tanto mi capita di voler dimostrare di essere una ragazza interessata a qualcosa di diverso rispetto ai capezzoli di Chris Evans o al colore dello smalto da mettere.
Non sempre ci riesco, ma ci sono cose che, più di altre, mi provocano fastidio, così tanto fastidio che mi risulta davvero difficile non dire la mia, anche se per alcuni non ho alcun diritto di dirla proprio perché posso occuparmi solo degli argomenti sopra citati, perché non si può essere una donna simpatica e intelligente allo stesso tempo, se parli di frivolezze poi non puoi concederti il lusso di seguire la politica o di avere una tue opinione sull’ultimo film di Sorrentino.
Torna a stirarti i capelli, e zitta.


Siccome io d’estate i capelli non me li stiro e nessuno, in 24 anni, è ancora riuscito mai a zittirmi, io faccio come mi pare e parlo, eccòme se parlo.
C’è una frase di una canzone di Maria Antonietta che mi piace molto, dice: “sono molto intelligente quando mi conviene”. Pensateci un attimo, e provate a capire che se una persona sdrammatizza per il 90% del tempo non è perché non ha niente di serio da dire, ma semplicemente perché non tutti i momenti sono buoni per affrontare determinati argomenti, soprattutto se siete i soli a volerlo fare e allora si trasforma tutto in un vostro non richiesto monologo, che poi diventa un comizio, e poi pizza e fichi e infine vota Antonio vota Antonio.
Ma chi ve vota regà, manco i parenti stretti.
Detto questo, vorrei soffermarmi a parlare dei filosofi dei social network, questa categoria di smaciulla coglioni nata dall’avvento di Facebook prima, di Twitter poi, ma che non risparmia nemmeno tumblr.
Politologi radical chic che un giorno si svegliano e pensano che sia più interessante ammorbare le vite di noi poveracci che per qualche assurdo motivo abbiamo accettato di condividere degli spazi su internet con loro, piuttosto che prendere playboy e schiaffeggiarsi il loro migliore amico come fossero trent’anni che non ci vediamo (cit.).
Gente che viene a rispondere a quella che loro credono sia una provocazione, ma che in realtà è solo sarcasmo lanciato a caso per far sorridere qualcuno. Ma vaglielo a spiegare.

Oggi è il sessantesimo compleanno di Nanni Moretti, una delle persone che più mi rende felice e fiera di essere nata in questo disastrato Paese.
Da qualche tempo leggo di detrattori dell’ultimo minuto, usciti fuori da chissà quale circoletto pseudo intellettuale di provincia in cui uno si siede sulla poltrona e inizia a indottrinare gli altri sparando sentenze che non hanno alcun fondamento.
Cioè ma che scherziamo, sono solo film di merda, argomenti di merda, è un finto comunista, perché sì c’è ancora chi usa la parola comunista credendo davvero in quello che dice, fa i film sul Papa, è un rosso scolorito.
Gente che, ci metto la mano sul fuoco, fino all’altro ieri era lì che citava Palombella Rossa ed ergeva Caro Diario a miglior film della storia del cinema mondiale, poi però sono venuti a conoscenza del fatto che odiare riscuote più successo dell’elogiare, e allora via verso la distruzione delle proprie idee, verso o sconquasso emotivo più totale, verso la perdita di ogni briciolo di personalità.

È vero che ci hanno tolto le speranze, i sogni, i credo politici, ma a me piaceva di più quando eravamo tutti attaccati alla tv a guardare “che tempo che fa” perché ci sembrava di essere di fronte a una rivoluzione.
Non fate gli gnorri, mi ricordo dello share del programma di Fazio e Saviano, della fila fuori alla Feltrinelli per farsi firmare il libro da quest’ultimo, Gramellini lo ascoltavamo con la bava alla bocca perché ci faceva riflettere e anche ridere, poi però Repubblica vi ha detto che non va bene perché scrive per la Stampa e voi avete abboccato.
Saviano è un bugiardo retorico, Jovanotti fa il comunista ma fa pagare i biglietti 60 euro, abbiamo eletto Milena Gabbanelli regina delle donne con le palle e poi ce la siamo dimenticata, Margherita Hack muore ed era solo una povera pazza che non mangiava gli animali, la Dandini se la tira e non serve a niente tutto quello che dice e che fa.
Ci piace demolire le persone perché vorremmo essere noi al posto loro, ma non ci stiamo, e quindi?
A volte mi domando se ci sia qualcosa o qualcuno che vi piace veramente.
Un regista, uno scrittore, una donna, un uomo, fare l’amore, la pasta al pesto.
Vedete il marcio ovunque, anche dove non c’è.
Sono stata per anni accusata di essere una “hater”, questa parola che vi piace tanto usare per definire qualcuno che si pone contro qualcosa. A me sembra, invece, che l’esticazzi sulla mia testa sia sempre più luminoso, mi sembra di dedicarmi anche a ciò che mi piace, ogni tanto, della vita, perché che fa tutto schifo non è che ce lo dovete dire voi, lo sappiamo già perché abbiamo occhi per guardare e orecchie per sentire.
Siete quelli che pensano di cambiare il mondo con le rivoluzioni sul divano, col telecomando in una mano e Marx nell’altra, che fanno zapping tra il tg di Mentana e il culo della Canalis, e lo sappiamo tutto che vi interessa di più la seconda.

Io i film di Nanni Moretti li guardo da quando ero troppo piccola per capirli, un po’ perché ho avuto un padre con un gran cervello che mi ha aperto la mente e un po’ perché mi è sempre piaciuto essere la ragazzina un po’ sfigata che conosce troppe cose per la sua età.
L’ho conosciuto, Nanni, anche se per pochi minuti l’ho avuto davanti a me con solo un microfono a separarci, e anche se quelle risposte non mi sono piaciute perché fredde e distaccate, perché ho visto il Nanni personaggio e non il Nanni persona, ho visto tutto il fastidio sgretolarsi in una pacca sulla spalla e quell’espressione che hanno tutti quando mi vedono davanti a loro, quella del “perché sei qui, sei così giovane rispetto agli altri”.

Non ci serve la vostra opinione su tutto, nessuno ve l’ha chiesta.
Non ci serve sapere chi è la vostra prossima vittima, chi avete tirato fuori dal cappello.
Ben venga il dialogo, ma a un certo punto bevetevi un bicchiere di vino in compagnia, affrontate argomenti futili, e smettetela di rompete i coglioni.
Auguri Nanni, e grazie di tutto.

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