Un buon non compleanno a me. E a te.

Dopodomani è il mio compleanno, e se fosse un anno normale sarei così felice da avere un sorriso a 32 denti e mi vestirei anche con qualcosa di colorato.
Ho sempre aspettato il mio compleanno, ho fatto conti alla rovescia di 364 giorni per anni.
Ho pianificato feste, ho spento candeline per una settimana di fila, ho scartato regali, ho festeggiato con tre diverse famiglie.

Poi è arrivato il compleanno 2013, quello in cui tu non ci sei e allora da festeggiare non c’è proprio un cazzo.
Sempre la prima persona a farmi gli auguri, sempre i regali più belli, sempre le dediche scritte nella prima pagina dei libri che, ogni anno, erano un regalo fisso.
Sempre i bigliettini di auguri perché “sono l’unica cosa che rimane poi nel tempo e la cosa più bella”, sempre un mazzo di fiori, o un fiore solo in tempo di crisi.
Sempre un girasole nel centro, il mio preferito.
Le carezze e i baci sulla guancia, il “crescere è bello, non si invecchia, noi D’Angelilli non invecchiamo mai, guarda nonno Aldo”, e come darti torto.
Te però non cresci più e non invecchi più.
Invecchio per tutti e due, e non è proprio uguale.
Le candeline che dovevano essere quelle sfuse e non quelle con i numeri, che quelle non valevano mica. Le candeline dovevano essere contate, dovevano essere spente tutte d’un fiato.
E le frasi più strane scritte sulle torte, ogni anno una diversa, ogni anno una più assurda.
“Auguri Chicca”, “Auguri scoppiata”, che quando le dettavi al pasticcere si metteva sempre a ridere.
E quando le leggevo io pensavo che uno come te è proprio il numero uno, impossibile trovarne uno migliore.

L’anno scorso le candeline erano 23. Non potevamo immaginare che non le avremmo mai più spente insieme.
Le tue erano esattamente 30 in più, esattamente un mese e due giorni prima, esattamente un anno e un mese fa.

Non c’è niente da festeggiare.
Non ho festeggiato San Valentino perché l’amore non lo provo più, perché nessuno mi ha regalato neanche un bacio perugina, cosa che tu hai fatto per 23 anni.
Non ho festeggiato la festa della donna, perché non c’era la mimosa finta ché quella vera mi fa starnutire ad attendermi sul tavolo la mattina.
Non ho festeggiato la festa del papà perché non ce l’ho più io, un papà.
Non ho festeggiato il tuo compleanno 3 giorni dopo.
Non festeggerò il mio dopodomani.

Non lo festeggerò più.
Ogni candelina sarà uno squarcio nella pancia, ogni biglietto di auguri una valanga di lacrime, ogni mazzo di fiori un ricordo lacerante, ogni augurio una bestemmia.
La voglia di festeggiare chi ce l’ha?
Io no, se ve ne avanza un po’ prestatemela.
Che è facile dire “ma tuo papà vorrebbe il contrario, lo sai”, ma quando pensi a una persona ogni giorno che è un giorno normale, quando in un qualsiasi momento ti viene da piangere perché ogni minima cosa ti ricorda lui, ché insieme di cose ne avete fatte così tante che ti commuovi pure pulendo il bidet, quando hai passato la vita così stretta attorno a qualcuno, così legata, così incollata all’idea che sarebbe stato così per sempre, non si può sempre fare finta di niente e sorridere.
Io non voglio festeggiare.
Io non voglio gli auguri.
Io voglio stare da sola con te nella testa.
Io non voglio stare su perché tu vorresti così, io voglio stare giù perché io voglio così.
Perché è troppo presto, perché è il primo anno, perché andrà meglio prima o poi, ma nel frattempo fa ancora tanto schifo.

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