uno, nessuno e tanta sfiga.

il 2012 è cominciato da 6 giorni, eppure mi sono già accadute tante di quelle disavventure che a raccontarle sembrano inventate, tanto quanto le storielle che raccontano su studio aperto.
il 2012 è cominciato da 6 giorni ma fa già schifo come l’anno precedente, e come quello prima, e come quello prima ancora, che ogni anno è sempre peggio di quello passato.

comincia tutto con un viaggio in treno il 31 dicembre 2011, partenza ore 19.20 dalla stazione di Milano centrale.
già il fatto di partire alle 19.20 e arrivare quindi a Roma termini alle 22.45 la sera di capodanno non è proprio il modo migliore per concludere l’annata, ma d’altronde, come ho già detto, il 2011 è stato un anno talmente brutto che non poteva che finire così.
quindi :
– mi sono quasi beccata la multa sul frecciarossa perchè avevo trascritto il PNR sbagliato, quindi un super simpatico capotreno con la faccia da cazzo più faccia da cazzo della storia dei capotreni non ha avuto pena di me, neppure dopo aver piagnucolato un “ma è l’ultimo dell’anno, ho la cartaviaggio, sono vostra cliente abituale”. poi però se l’è presa in quel posto perchè sono riuscita a risalire al PNR giusto, don’t mess with denai caro capotreno, non ti conviene, che tanto perdi sempre come hanno sempre perso tutti i tuoi colleghi in precedenza;
– ho passato il capodanno con 10 persone, età media 70 anni, roba che se non fosse stato per l’amore che provo per mio padre mi sarei affogata nella pozzanghera più profonda della provincia romana. il menù della serata (che ho strafogato in 20 minuti dato che erano gli unici minuti che mi separavano dalla mezzanotte, i pooh su rai uno e una boccia di spumante scadente che ho ingurgitato da sola nascosta nel bagno degli ospiti) è stato : affettati vari, pasta con carciofi e speck, coniglio, e svariati altri animali morti. vorrei solo ricordare a voi lettori, e anche ai miei parenti scordarelli, che io sono vegetariana. così, per dire;
– sono stata a Roma solo 30 ore, non sono riuscita a vedere quelle (poche) persone che reputo veramente importanti nella vita, non le vedo da 4 mesi, e non le rivedrò per chissà quanto.
– il mio viaggio di ritorno è costato 91 cazzo di euro ma avevo il posto in piedi, 91 cazzo di euro per un posto in piedi, si, e ho viaggiato seduta nel corridoio, per terra come una della terza classe del titanic, e un passeggino mi è caduto sulla testa dal posto occupato dai bagagli e mi ha fatto uscire il sangue dal naso e mi ha messo fuori gioco il ginocchio destro, e la mia testa ha continuato a girare per il resto del viaggio perchè come si conviene alla regina delle sfigate tutto questo è accaduto a viaggio appena iniziato;
– mi sono ammalata la mattina del mio ultimo giorno di lavoro, ovvero stamattina, sola in questa cazzo di città che sembra odiarmi a morte e dio solo sa perchè proprio non vuole che respiri la sua stessa aria, e ho chiamato la guardia medica e non mi hanno calcolata minimamente quindi me ne sto qua arrotolata alle coperte che faccio zapping tra programmi scadenti e le maratone di mtv.

nb: unica nota positiva della giornata di oggi è stata non dover lavorare il primo giorno di saldi. non mi pagano, ma preferisco vivere.

dicono che dovrei scrivere un libro con le mie disavventure, una sorta di diario di bridget jones in chiave vent’anni, ma sarebbe ancora più sfigato perchè bridget jones è una cozza senza pari ma almeno scopa non uno ma due bei pezzi di gnocco che io non li vedo nemmeno col binocolo.
dicono che è tutta colpa mia, che io la sfiga me la attiro addosso come se lei fosse una calamita gigante e io fossi una gigantesca lastra di metallo, dicono che se sorridi la vita ti sorride, ma io sorrido (quanto basta) e soprattutto faccio (sor)ridere, credo, spero, eppure non è così che funziona, sembro sempre e comunque la macchietta di me stessa.

riflettendo poi sul fatto che una come benedetta parodi, che mette i tacchi ma non ci sa camminare e cucina stupidate su tutti i canali tv, vende più libri di fabio volo e banana yoshimoto messi insieme penso che forse davvero dovrei buttare giù le mie titaniche imprese in maniera del tutto sgrammaticata, che fa tanto figo ultimamente, e buttarmi a pesce nel melmoso universo della letteratura italiana contemporanea, roba che a me ravanello pallido me spiccia casa.

sono le 02.32, ho finito 450 grammi di gelato e la febbre non ha intenzione di scendere.
credo sia giunta l’ora di dormirci su, che si sa che la notte porta consiglio.
o scompiglio, chissà.

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