c’era un volta l’aeroplano, c’è ancora denise la cozza.

ho un sonno di quelli che ti mangiano il cervello e te lo risputano masticato, domani mattina ho un treno alle ore 8.05 per andare a passare il giorno di riposo dal lavoro in un paese sulle montagne (avete presente la ruota della fortuna? la famosa “d di domossola”? domodossola esiste davvero. e ci vado domani. non vi preoccupate, ve la saluterò), eppure sto qua perchè ho delle riflessioni da condividere col mondo internettiano.

c’era una volta l’aeroplano, dicevo.
in uno dei miei momenti di sguardo perso nel vuoto e mente assente, pensavo a quando ero figa da giovane.
non figa nel senso fisico, ovvio, io un cesso a pedali lo sono dalla nascita, ma figa nel senso che per chissà quale strana e oscura ragione rimorchiavo un casino, anche coi capelli a spazzola le spalle larghe alla federica pellegrini, le tette che due pistacchi senza guscio e divisi a metà in confronto erano le tette di katy perry e lui, il meraviglioso fantastico super sexy apparecchio ai denti esterno, che noi chiameremo “l’aereoplano”.
praticamente poco tempo fa è uscito il libro di quel genio del male nonchè esempio di virilità di luca zanforlin intitolato “denise la cozza”e io ero proprio così, na cozza, eppure cavoli se ci sapevo fare.
quel libro mi sta rovinando la vita, davvero, perchè ora ecco forse non dovrei dirlo, ma quella in copertina sembro proprio io, caro zanforlin mica scappi, mi devi dei diritti perchè hai ovviamente stalkerato la mia vita minuto per minuto, eh già.

insomma alle elementari andavo a scuola con questa specie di antenna parabolica intorno al viso, gli occhiali da vista e vestita con la tuta della lazio, eppure, signore e signori, io avevo un fidanzato.
che non era nemmeno malaccio, anzi.
ci pensavo prima e dicevo “macomecazzoèpossibile?” dai seri, perchè?
questo fidanzato me lo invidiavano, anche se non spiccicava parola nemmeno sotto tortura. non ha mai voluto darmi nemmeno un bacio vero, niente, ci tenevamo solo la mano, mentre i nostri amici copulavano come piccioni in ogni dove,e via di lingua e di mani infilate nei posti più strambi, noi no, lui non parlava, io sorridevo, e che cazzo sorridevo chi lo sa, e fine. stop.
la nostra storia è durata un pò, ci facevamo i regali, ci vedevamo, e tante belle cose.
io in tutto questo continuavo a portare l’aereoplano.
poi vabè la storia è ovviamente finita e dopo è cominciata la via crucis dei cuori infranti, delle botte in testa e delle prese per il culo, ogni anno fior fior di quattrini buttati in abbonamenti annuali a rotture di coglioni, ogni giorno timbrare il cartellino per ricevere l’ennesimo no.
sono arrivati i tempi dei : no sei troppo bella, sei troppo brutta, sei troppo intelligente, sei troppo scema, sei troppo alta, sei troppo bassa, sei troppo grassa, hai gli occhi brutti, hai i denti brutti, hai i capelli brutti, ti mangi le unghie, hai i polpacci di bobo vieri, hai le ginocchia di bobo vieri, quel vestito ti sta male, ho una fidanzata, siamo troppo uguali, siamo troppo lontani, siamo troppo vicini, sono gay.
più cercavo di diventare carina, quindi togliamo l’aeroplano, togliamo gli occhiali, (rimettiamo gli occhiali, che ogni palo della luce era il mio), mettiamo il push up, mettiamo lo smalto, proviamo(con scarsi risultati, ma è il gesto che conta), e le mutande di pizzo, e le prove di limone davanti allo specchio, e la faccia da predatrice, e vattelapesca, più fallivo miseramente, sempre di più, scivolavo nell’antro della zitellaggine e non riuscivo più a uscire.

il punto della questione è la seguente : io, 22 anni quasi 23, sola da anni, zitella incallita per scelta non mia, o forse mia, boh chi lo sa, che nella vita ha preso solo fregature, che si sbatte per cercare di essere interessante agli occhi di un genere umano maschile che parliamoci chiaro, non ce capisce na sega, io a 13 anni ero una cozza atomica senza speranze eppure avevo un ragazzo che voleva stare con me.
certo, ripeto che non mi baciava e non parlava nemmeno, e non è che non mi baciava perchè portavo l’aeroplano perchè ogni tanto me lo toglievo, io un bel limone lo volevo mica ero cretina.

la storia si ripete oggi, con queste coppie cozza lei-super figo lui, che come dice il mio caro amico “e se vede che glielo ciuccia divinamente”, accidenti, ma io cosa ci provo a fare ad essere presentabile?
non era meglio quando ero denise la cozza?
come è possibile che in questo mondo in cui l’esteriorità è la parte fondamentale di un qualsiasi rapporto sociale io che facevo più schifo di un sacco usato e bucato per la pattumiera fosse benvoluta dal mio ragazzo?

pensateci bene, è una riflessione seria, una di quelle che mi fa davvero scervellare, non trovo la soluzione, non riesco a capire, se lo racconto mi ridono in faccia, “ma eri solo una bambina!”

mi basta poco per tornare ad essere denise la cozza.
uomini, ai miei piedi, subito!

la psicoanalisi ai tempi di wikipedia.

sottotitolo : se pensi di essere pazzo wikipedia te lo conferma senza tanti giri di parole.

sotto il sottotitolo : quando sigmund freud me spicciava casa.

Da quando ho capito di avere qualcosa che non va nel cervello, mi sono appassionata allo studio della mente umana.
Cercando di capire quale fosse la magagna nella mia testa ho cominciato ad informarmi su varie tesi e vari studi, ho letto libri, ho visto film, ho parlato con persone,e poi ho commesso un errore gravissimo, di quelli che ti rovinano l’esistenza : ho cercato le patologie su google.
è come quando hai un mal di testa martellante che non si decide a passare, allora piuttosto che vestirti e andare dal dottore decidi di googlare “mal di testa” e ti esce che dei sicuramente affetto da una patologia rarissima che hai preso in ecuador nel 1981. peccato che tu sia nato nell’89 e che al massimo sei andato ad ariccia a mangiarti pane e porchetta.
il googlare, si sa, rimanda automaticamente alla nostra nuova bibbia quotidiana aka wikipedia, che grazie al cielo non ha chiuso ma anzi ci chiede di darle du spicci per tirare a campare tramite i faccioni e gli appelli di coloro che ci scrivono sopra.
la ricerca minuziosa e dettagliata nei meandri dell’enciclopedia più famosa del mondo mi ha portata a capire un pò di cose, e mi ha anche fatta spaventare non poco.
praticamente, il succo è che mi sono rispecchiata in circa duecentoventitrè disturbi diversi.
guiness world record?
partiamo dall’inizio.
misantropia, cioè l’odio nei confronti delle persone intorno a te e la totale sfiducia nei confronti di tutta l’umanità, che rimanda dunque alla sociopatia, ovvero quell’irritabilità nei confronti di chiunque e alla voglia di stare da soli, per conto proprio, che sfocia quindi disturbo evitante di personalità, che lo dice la parola stessa che è quel disturbo che porta alla chiusura in sè stessi, che arriva al disturbo bipolare, e poi alla psicosi maniaco depressiva, e per finire troviamo il disturbo antisociale di personalità con la conclusione nel tanto temuto e tanto modaiolo disturbo borderline, quell’istabilità emotiva dell’individuo che tanto piace a chi vuole sentirsi un moderno arstista decadente bohemienne e cazzi e mazzzi.
lascio fuori la schizofrenia perchè ancora non mi sono ripresa da quella volta in cui, in gita scolastica, un tizio per strada mi diede il volantino per la lotta all’anoressia, poi mi guardò, se lo riprese e mi mise in mano il volantino sulla schizofrenia.
sorrisetto, applausi, sipario.
allora, secondo wikipedia io sarei da rinchiudere in un ospedale psichiatrico.
i quali, che io sappia non esistono più, cazzo mi sono salvata in zona cesarini.

ora va benissimo la psicologia, la psicoanalisi, l’esplorazione del cervello e tutto ciò che vi gira intorno, i tipi psicologici i casi clinici la terapia l’analista il consultorio, tutto nella norma, a ma non vi sembrano un pò tutti uguali questi disturbi qua?
se provo delle pulsioni violente verso la maggior parte delle persone che ho intorno perchè sono delle immense teste di minchia, sono bipolare? sono borderline? sono sociopatica?
non posso semplicemente essere una che se ne sta per i cazzi suoi?
o meglio, posso essere affetta da UNA e dico una di queste meravigliose “malattie” che scriveremo tra virgolette perchè malattie non sono, e per carità mi piacerebbe tanto farmi strizzare il cervello per vedere l’acqua sporca che ne esce fuori, ma, ogettivamente, chi non si rispecchia in quelle parole?
e soprattutto, potreste gentilmente evitare di collegare una cosa all’altra, che davvero una riaffiora dall’oceano wikipediano dopo un’immersione e vede il mondo intorno a lei che gira gira gira e non si ferma più?

mi sembra un pò di essere marissa cooper, o erin silver, mi ci vedo benissimo con le mie pilloline colorate da prendere tot volte al giorno, che se non le prendi dai i cazzotti al muro e poi ti esce il sangue e sporchi i jeans nuovi che piacciono tanto a mamma e papà.

la verità, però, è che forse ci piace pensare di essere speciali e anche perchè no un pò malati, per sentirci dire “se hai bisogno di aiuto ci sono io”.

chiudo il libro di freud, quello di jung, chiudo internet, chiudo la testa e gli occhi, chiudo il cervello, chiudo la bocca, chiudo le mani, ma soprattutto chiudo wikipedia.
chiudete wikipedia, non cercate mai notizie sulla salute in quel bosco di parole, o ne uscirete con un bel mazzo di preoccupazioni e rodimenti di culo di varia natura che non vi aiuteranno assolutamente a risolvere il vostro problema ma bensì vi metteranno addosso così tanta ansia ma così tanta ansia che in confronto l’esame di maturità e facile quando sbucciare una banana.
(che se per voi è stato davvero così avete davvero tutta la mia stima).

sarò pure matta io, ma che cazzo, mica posso avercele tutte insieme quelle robe lì.

no?

sogno di una notte di mezzo autunno.

Ho sognato qualche sera fa di avere un ipotetico fidanzato che chiameremo, che so, Zeno.
Ho sognato di litigarci e di lasciarci, di prenderlo a sberle e poi di abbracciarlo fortissimo.

Io e Zeno non siamo felici, stiamo insieme perchè non abbiamo niente di meglio da fare e perchè nessun altro al mondo vuole stare con noi.
Facciamo le cose che fanno i fidanzati, anche se io odio i fidanzati, anche Zeno li odia, ma noi ci comportiamo così perchè in fondo vogliamo essere come tutti gli altri, quindi andiamo al cinema e ci sbaciucchiamo durante il film (io che nella vita reale non voglio sentir volare una mosca e non distolgo mai lo sguardo dallo schermo), andiamo a cena e chiediamo due forchette per mangiare la stessa porzione di dolce (io che nella vita reale c’ho il verme solitario e col cazzo che ti farei mai mangiare anche solo una briciola della mia fetta di torta, ma nemmeno se tu stessi morendo di fame e me lo chiedessi in ginocchio su un mucchio di ceci), facciamo l’amore (che chiameremo amore perchè dire sesso o scopare sono parole troppo giovanili e io invece sono vecchia dentro e mi piace parlare vintage), andiamo al centro commerciale e lui mi porta la mia borsa (io che nella vita reale quegli uomini li che hanno lasciato le palle sul comodino non li posso proprio vedere e vorrei andare li dar loro sette otto pizze sui denti e urlare “la borsa se la deve portare leeei razza di fico secco caduto da un albero di pere”), e, ovviamente, come tutte le coppie di oggi, litighiamo e ci lasciamo almeno una sessantina di volte al giorno.
Ho litigato con Zeno l’altro giorno perchè mi ha detto che io non ho mai tempo per lui, che non gli dedico abbastanza attenzioni, che vorrei che lui fosse diverso.
Ho litigato con Zeno perchè ho sempre troppe cose da fare, e ho troppi amici maschi, e dovrei essere più femminile.
Ho litigato con Zeno perchè io, esasperata dal suo voler per forza far finta di essere una coppia omologata, gli ho detto che per Natale gli avrei regalato uno di quei boxer con disegnate le cose più improbabili tipo dei wurstel con scritto “mangiami tutto”.
Zeno si è arrabbiato, ha detto che sono la presa in giro di me stessa, e se ne è andato sbattendo la porta.
Io sono rimasta ebetita (più che mai) e ho cominciato a pensare ai miei errori : voleva che fossi una fidanzata perfetta, e gli ho promesso il regalo delle fidanzate perfette.
Voleva più attenzioni, e sono andata al centro commerciale a fare le vasche e a farci vedere dalle zitelle.
Poi ho capito che è così, che non siamo mai perfette abbastanza, che vogliono che facciamo finta di essere chi non siamo e non va bene, che se fingiamo non va bene ma se siamo noi stesse va ancora meno bene, che se vogliamo qualcosa la dobbiamo volere all’esatto contrario e se non la vogliamo siamo delle stronze egoiste.

Io e Zeno ci siamo lasciati.
Giuro che non l’ho capito il perchè, forse non lo sa nemmeno lui.
Domani lui avrà già voltato pagina e starà su facebook a broccolarsi una scema bionda in chat dicendole che gli piace Woody Allen e le pere di Katy Perry, lei ci cascherà e la giostra continuerà a girare.
Io, invece, starò in casa e ci starò di merda, perchè si anche se ho detto che io e Zeno stavamo insieme per noia e non per piacere, è ovvio che noi donne mentiamo a noi stesse tanto quanto gli uomini mentono sulle loro dimensioni, dunque spessissimo.
La verità è che fare la fidanzata di Zeno mi faceva stare bene, mi faceva sentire una ragazza normale e non una che gioca in porta a calcetto o cita le frasi di Boris.
In fondo erano solo compromessi.

Ho visto Zeno, una settimana dopo, al centro commerciale con una ragazza bionda alta un metro e trentatrè, le tette di Katy Perry e lui le portava la borsa.
Aveva la faccia soddisfatta del “guardatemi, sono come voi, mangio i popcorn al cinema”.
Io avevo indosso la maglia di Star Wars e i capelli spettinati, l’ho salutato con la mano e ho mimato un OK accompagnato da un “bel colpo” di labiale.

Mi sono svegliata, poi, la mattina dopo. Spettinata ero spettinata. Ho messo a fuoco Zeno, ho messo il piede sinistro (quello giusto) giù dal letto, ho guardato me stessa allo specchio e ho detto : “vaffanculo, anche stavolta mi sono salvata”.

(forse poi dovrei raccontare del fatto che io un ragazzo non ce l’ho mai avuto, ma questa è un’altra storia).

faccio cose, vedo tette.

ho cominciato a lavorare in un negozio chiamato oysho, uno di quelli in cui la musica è sempre sparata a mille e esci da lì frastornato e con un sacco di cagate inutili nelle buste di plastica.
è successo che ero tanto contenta perchè almeno il cd includeva canzoni tipo the drums, the vaccines, two door cinema club, robe hipster che a me piacciono un sacco, e quindi sistemavo mutande e reggiseni col sorriso sulla faccia canticchiando e scuotendo la testa.
poi invece è successo che vado a lavorare l’8 di dicembre, e trovo il cd con le canzoni natalizie, movimentate eh, per carità, sempre con quel retrogusto indie rock, ma esco alle 20 dal lavoro che vorrei ficcare la testa in una bacinella di lava bollente.

sta di fatto che non sono qui per parlare della musica che rimbomba altissima in negozio, ma del fatto che le donne milanesi hanno i freni inibitori completamente andati, peggio della mia prima seicento alla quale avevo fatto i buchi sotto ai pedali per frenare come le macchine dei flistones, che altrimenti col cazzo che si fermava.
il secondo giorno di lavoro mi hanno spedita al terzo piano, affogata in pizzi
pizzetti reggiseni mutandine tanga coulotte coppe b coppe c e coppe malù.
a me, che i reggiseni me li compro a caso. a me, che i reggiseni li chiamo ancora reggipetto.
cerco invano di capire cosa diavolo siano tutti quei numerini scritti sulle etichette e più o meno mi ci raccapezzo perchè ho un’intelligenza più sviluppata della media, che sfrutto ovviamente per vendere mutande, come piace a questo bel Paese.
la cosa che mi lascia interdetta però, e torno ai freni inibitori inesistenti, sono le donne che si chiudono in camerino a provarsi cinquantatrè reggiseni diversi, e poi urlano “signorina” e io mi giro e me la ritrovo senza maglietta dietro di me che mi dice “secondo lei va bene?”

tutti gli uomini presenti al piano si trasformano in un secondo in lumache dalla faccia pietrificata e la bava che cola, manco avessero visto la squadra del cuore segnare 17 gol di fila.

sono passata dalle impellicciate che vogliono le borse di pelle vera e che se fosse per me le prenderei e le spellerei con un paio di forbicine da manicure, a queste tipe strane che pensano che essere in reggiseno sia come essere in costume.

peccato che non siamo al mare, e che il tuo reggiseno sia di pizzo, dunque completamente trasparente.

i lumaconi ringraziano.

forse non sai nemmeno che mi piacciono gli Weezer.

era bello quando ero il centro del tuo mondo e il fulcro delle tue attenzioni, quando ero il sole e tu la luna satellite che mi girava intorno, quando ti importava e ti importavo.

non lo sai che quando canto hang on mi vieni in mente te, non lo sai che qui c’è troppa nebbia e non ci sto bene dove c’è la nebbia, non lo sai che ho quasi imparato a cucinare, non lo sai che faccio le cose che ho sempre voluto fare.

chissà se sai chi sono, gli weezer.